Da un ostacolo a un rilancio: ciclo del cambiamento

Oggi è il 12 dicembre e ognuno di noi , in questo periodo, fa i propri bilanci personali di questo anno oramai alla fine.

“Speriamo che sia migliore il 2018” qualcuno dirà, “speriamo che le cose si sistemino” oppure semplicemente qualcuno potrà dire tra se e se …”voglio cambiare alcune cose della mia vita perché non mi piacciano più” . Ogni persona guarda indietro e vede quasi sempre ciò che non è andato come avrebbe voluto, ostacoli, sfide e cambiamenti inattesi.

Ogni ostacolo, o così percepito, ci porta inevitabilmente ad un cambio di rotta, che sia a livello professionale che a livello privato. Quando avviene questo le persone vanno in “cortocircuito emozionale” ossia provano una lista variopinta di emozioni negative che vanno dalla rabbia, alla paura fino al senso di colpa. A seconda della durezza dell’ostacolo, scopriamo che esso influisce su altre zone della nostra vita: famiglia, amicizie, lavoro e attività di vario genere. Le persone reagiscono agli ostacoli in maniera diversa; c’è chi si lascia cadere e chi reagisce e la differenza la fa la nostra capacità di recupero, ossia quell’elasticità di pensiero che ci aiuta a vedere oltre l’ostacolo.

Muoversi da una situazione di set-back (ostacolo) a una di come-back (rilancio)

Un ostacolo spesso lo percepiamo come una perdita che può essere una perdita di sicurezze, di motivazione, di autostima o una perdita concreta, affettiva o monetaria.

Ogni persona però passa attraverso 4 fasi di cambiamento, secondo William Bridges

Il rifiuto: la rabbia

“Questo non sta realmente accadendo a me! non posso crederci” è la fase del rifiuto che ci porta a negare, cioè a non voler vedere, ciò che è arrivato nella nostra vita. E’ la fase della rabbia, dell’emozione che per eccellenza ci dice “no!!!”, che ci dice che sono stati calpestati i nostri diritti, i nostri bisogni ma anche che stiamo evitando di affrontare un’importante questione emotiva o che stiamo mettendo in discussione una parte rilevante del nostro io: le nostre convinzioni, valori, desideri e ambizioni. Alcuni studiosi la definiscono lo stato del veleno emotivo proprio perché ci sentiamo avvelenati da emozioni negative e molto intense.

La resistenza: la paura

La seconda fase è connotata dalla paura che ricordiamo essere l’emozione conservatrice per eccellenza. La nostra mente torna di continuo al passato ricreando scenari “di come stavamo bene prima che..” ma essa è una costruzione quasi sempre distorta del passato perché tendiamo ad addolcire la pillola. La paura crea resistenza perché tende a farci fuggire dalla nuova realtà e quindi avremo un atteggiamento di opposizione che ahimè va ad acuire il cortocircuito emozionale. Proviamo dolore, nel corpo e nella mente, e passiamo molto tempo a isolarci per cercare di trovare chissà quale soluzione che ci permetta di tornare indietro.  

L’esplorazione: l’accettazione

La terza fase è quella più creativa perché abbiamo iniziato a guardare oltre l’ostacolo e ad accettare che qualcosa ha cambiato la nostra vita e, che ci piaccia o no, ha cambiato anche la nostra direzione. Questa è la fase dell’apprendimento ossia iniziamo a cambiare i nostri schemi mentali per includere le nuove informazioni che ci arrivano dalla nuova realtà. Così facendo , lentamente ed inesorabilmente, cambiamo. Le emozioni che caratterizzano questa fase sono altalenanti perché non siamo ancora in un nuovo equilibrio e quindi a volte ci sentiamo bene a volte male ma oramai stiamo camminando su un nuovo sentiero. Qui ci rinveniamo.

Nuovo inizio: la sperimentazione

L’ultima fase è quella della sperimentazione del nostro nuovo sé, diverso sia emozionalmente che cognitivamente. Siamo arrivati a percepirci molto cambiati sia nel modo di vedere le cose che nel modo di affrontarle. Dentro di noi sappiamo che, se dovesse ripresentarci una situazione simile, abbiamo tutte gli strumenti per ri-cavarcela e questo, a livello di maturità e crescita personale, vale 1000 punti. Le emozioni che proviamo sono decisamente di altra natura rispetto le precedenti, riconosciamo in noi più fiducia, più speranza e più motivazione e ci piacciamo molto di più. Le persone ci diranno “Wow! ti vedo bene!” e noi sapremo che è la verità.

Ognuno di noi ha la capacità di allungare o stringere queste fasi in base ai propri tempi e soprattutto in relazione all’ostacolo che ci è apparso davanti. Il segreto è nel prendere le distanze emotive da ciò che ci capita nella vita e questo non significa non provare gioia o dolore ma significa riconoscere che c’è sempre qualcosa di buono dietro a ciò che consideriamo brutto.

E con questo articolo vi auguriamo un Buon Natale a tutti!

Bibliografia

“Intelligenza emotiva al lavoro” di H. Weisinger ed. Bompiani”

“La danza della rabbia” di H. Lerner ed. Tea