C.a. del HR Manager.

Buongiorno,

sono Mattia Preli e sono un manager; di che cosa ancora lo devo scoprire ma in questi anni mi sono dovuto concentrare di più su come essere rispetto a chi essere. Come si sa, la vita ha più fantasia di noi, e tutto ciò che speravo accadesse dopo l’università si è rivelato molto diverso nella realtà dei fatti.

Ambizioso e pieno di voglia di fare, mi sono subito fatto notare come Account Manager in una nota multinazionale cosmetica e dopo 3 anni ero già il Direttore Vendite Italia. Come spesso accade quando si è molto giovani per un ruolo importante, mi sentivo arrivato e questo fu il primo grande sbaglio che feci nel lavoro. Sentivo il peso della responsabilità e quindi attivai la difesa più pericolosa: il controllo su tutti e tutto. Non sapevo neppure cosa fosse la parola “delega” ( la imparai con piacere anni dopo) per me era un concetto molto semplice e unilaterale “io decido cosa tu devi fare e tu la fai senza troppe storie“. I numeri erano l’unica verità che conoscevo e quindi tutto il resto era messo in secondo piano. Così mi attirai le antipatie dei mie collaboratori e dei manager miei pari. Perché negoziare se ero io che dovevo rispondere di oneri e onori? Perché utilizzare una comunicazione assertiva se eravamo tutti valutati su quanto facevamo? questo fu il mio secondo grande sbaglio. Presto mi fu suggerito di fare un percorso di coaching con un “esperto di management” che mi poneva continuamente davanti i miei limiti e gli ostacoli che io stesso avevo creato. Ma anche questo non fu sufficiente a farmi cambiare idea sulla mia leadership autoritaria, come spesso mi fu rimproverato. Nonostante i numeri di vendita fossero in crescita scoprii presto che esisteva qualcosa di più potente … la politica organizzativa e io, in 4 anni, non mi ero certo fatto voler bene dai colleghi quindi entrai nella black list di uscita.

La crisi fu l’alibi perfetto e mi ritrovai disoccupato nel giro di 2 mesi.

Sconfitto con le mie stesse mani, mi trovai a guardare il soffitto per molte notti e ad inviare curriculum per molti giorni.

Ma la vita mi diede una seconda possibilità che non sprecai. Questa opportunità era in una piccola-media impresa metalmeccanica di Monza ancora a gestione famigliare.

Avevano bisogno di un Direttore Commerciale che li aiutasse a fare il grande salto nell’internazionalizzazione e il titolare scelse me perché , mi disse in seguito, “solo chi ha provato una bella batosta sa qual’è il gusto amaro della sconfitta e farà di tutto per riprovare il dolce gusto della vittoria“.

Due giorni dopo divenni un “manager tuttofare” di quell’azienda molto operosa ma decisamente poco strutturata.

Con a destra Maria, una segretaria prossima alla pensione che conosceva perfettamente ogni angolo e persona dell’azienda, e a sinistra l’insegnamento del mio passato, mi misi al lavoro.

L’obiettivo era “attivare e gestire il cambiamento” e quindi partii dalle persone. Iniziai a fare domande, un sacco di domande ai venditori ma anche alla produzione e costruii un piano per gestire i sovraccarichi di lavoro e un flusso di processi che potesse permettere a questa piccola azienda di buttarsi nel business mondiale. Il passato era sempre con me e quindi mi decisi a mettere in pratica i consigli del mio ex-coach: la prima regola è comunicare! così scoprii che la pazienza, la perseveranza e la persuasione erano gli ingredienti fondamentali per gestire le persone.

Lei potrà dirmi ” e i numeri?” …quelli arrivarono di conseguenza. Posso però dirle che al controllo, a cui tanto mi ero attaccato in passato, mi affidai più al mio istinto e a un’altra grande dote da venditore: l’improvvisazione.

Dopo 5 anni quella piccola realtà è oggi un nome importante nel settore metalmeccanico mondiale e posso dirle con sincerità che tornerei indietro mille volte e riproverei mille volte il gusto amaro della sconfitta per poter assaggiare il gusto dolce della vittoria.

Ho una laurea in economia, in una delle più prestigiose Università italiane, che mi ha aiutato nelle competenze …ma ne ho acquista un’altra, molto più importante, dalla vita e che mi ha aiutato a “essere” un manager, ciò che oggi sono.

Quindi immagino che ora si stia facendo una più che lecita domanda “ma perché dovrei assumerla? perché vuole cambiare lavoro?

Mi permetta di anticiparLe la mia risposta.

Perché oggi è ora di cambiare, è ora di accogliere nuove sfide e imparare nuove abilità perché non siamo nulla se non impariamo a trasformarci. Il bello della vita non è manifestare ciò che facciamo ma è nel viaggio che ci porta a questa consapevolezza.

Cordialmente

Mattia Preli -un manager

 

Il nome Mattia Preli è stato inventato per mantenere in anonimato l’autore della lettera così come sono stati omessi nomi diretti a aziende e persone. Oggi Mattia è un General Manager in una delle più importanti aziende mondiali farmaceutiche. La sua lettera di presentazione è , ancora oggi, appesa nell’ufficio della HR Manager.