La delusione al lavoro

Gli inglesi la chiamano disappointment ( mancato appuntamento) noi invece la chiamiamo delusione ( dal latino deludere ossia prendersi gioco). Parliamo di un “sentirsi presi in giro” rispetto a come ci eravamo immaginati andasse a finire una certa situazione; si rimane delusi quando le nostre convinzioni/ immagini del futuro vengono disattese e va tutto all’aria.

Chi ha provato la delusione però sa che è un mix di emozioni che comprende la rabbia iniziale, la tristezza per ciò che pensiamo di aver perso rispetto alle nostre idee e anche una notevole quantità di confusione, che è la parte che contribuisce a rendere la delusione un’emozione così inquieta.

Ma perché parliamo di delusione in azienda? In che modo questa emozione agisce nel processo di cambiamento e nella quotidianità di un’organizzazione?

I molti annunci di cambiamento (organizzativo, logistico, procedurale, amministrativo, strategico, commerciale ….) disattesi, ossia non andati a buon fine, all’interno di un’organizzazione sono il terreno perfetto per alimentare la delusione tra il proprio organico. 

I colleghi che, come me, lavorano con le aziende sanno bene che spesso in aula di formazione o tra i corridoi la gente si lamenta delle strategie aziendali fallite. Piani di ristrutturazione che avevano lo scopo di “cambiare le cose” che  creano nelle persone attese, convinzioni e aspettative ma poi non riescono a vedere la luce, e tutto torna come prima. I motivi sono molti e tra questi il fatto che sulla carta la strategia funziona meglio che quando la si mette a terra perché si sottovaluta l’aspetto di resistenza umana al cambiamento. 

L’incapacità di concludere una strategia crea spesso una strategia della strategia che ancora una volta genera aspettative che , purtroppo, con il tempo si trasforma in delusione nelle persone. 

La delusione nasce dal non sperare più che le cose possano cambiare e questo attiva un mood generale di rabbia+tristezza+ confusione. Ed è proprio la confusione l’aspetto che meno si vede ma più si sente perché questa emozione ha in se la prospettiva, spesso sfiancante, di dover ridare forma alle cose per l’ennesima volta.

La delusione apre dunque le porte ed incrementa spesso i cicli di resistenza delle persone. Riportiamo di seguito la Change Map di Vital Signs che illustra il circolo vizioso di emozioni negative che si auto-alimenta molto velocemente.

Come si nota la Frustrazione attiva la Paura che attiva il Giudizio. Non è presente direttamente la parola Delusione ma è sicuramente l’indice da monitorare con più attenzione se sono a capo di un’azienda o di un team. 

Come si gestisce la delusione?

Allenando i Manager e i Leader all’intelligenza emotiva, alla consapevolezza di come le emozioni impattano sul lavoro personale e dei colleghi e di come l’unica via possibile per annullare i cicli viziosi sia quello di attivare quelli virtuosi. Prestare attenzione a come le persone parlano, a cosa dicono, a dove va la loro attenzione e come percepiscono le cose in azienda significa fare un lavoro relazionale molto impegnativo ma molto premiante.

Poco si può fare se le cose non sono andate come si era preventivato ma è anche vero che l’emozione che annulla la delusione ha un nome importante: speranza, cioè desiderare che le cose vadano per il meglio.

La speranza può essere attivata e allenata e lo sanno bene i malati di cancro che spesso , mantenendo un atteggiamento positivo e speranzoso aperto alle possibilità positive, vedono regredire la propria malattia. Non significa illudere ma allenarsi ad un atteggiamento positivo che è un atteggiamento cognitivo , un’abitudine mentale che si può potenziare come un secondo riflesso.

Vi auguro una buona continuazione!

 

Bibliografia

“Atlante delle emozioni umane” di T.W. Smith pag 93 e 287 – Ed. La Repubblica

“Intelligenza emotiva, dentro il cambiamento” di J. Freedman e M. Ghini Ed. Gruppo 24 Ore