Cosa faremmo senza gli alibi?

La cultura degli alibi è una definizione creata da Julio Velasco, detto anche Giulio Cesare, famoso allenatore argentino che nel 1990 portò la nazionale di pallavolo maschile italiana da fanalino di coda a campione del mondo, e questo si ripeté anche nel 1994.

Velasco ereditò una squadra di pallavolo che non vinceva “per colpa dell’elettricista …pare un’assurdità ma ogni atleta giustificava i propri errori dando la colpa a chi gli passava la palla. Quindi gli schiacciatori dicevano che gli alzatori non passavano palle buone, gli alzatori dicevano che i ricevitori non passavano loro palle buone finché il ricevitore ( non potendo dare la colpa all’avversario per aver battuto una palla cattiva) diceva che a volte i fari del campo gli davano fastidio. Quindi era colpa dell’elettricista! ecco l’alibi.

Dalla cultura dell’alibi Velasco passò subito alle contromisure “non parliamo più di quello che fanno gli altri“. Ruppe il flusso di alibi interno. “Alzare palle perfette è facile ma correggere una palla imperfetta è da professionista”, è da campione. Quindi chiese a tutti i suoi atleti di non parlare di cosa facevano gli altri ma di concentrarsi solo sul proprio gioco.

La cultura dell’alibi era però presente anche all’esterno della squadra, nel mondo sportivo. Si analizzava sempre il “perché non si possono fare le cose” e non com’è la realtà cioè “mettiamo come ipotesi che il motivo per cui perdiamo è che non giochiamo bene, che è per questo che perdiamo“. I cronisti e critici sportivi azzardavano le ipotesi più assurde per giustificare la nazionale di pallavolo …”i latini sono creativi ma non si concentrano, il problema è che si fa poca ginnastica a scuola, bisogna cambiare le regole del gioco …..”

Il cambiamento

Si stava meglio prima! quando tutto andava bene. C’è sempre un sottofondo di nostalgia rispetto al passato e questo perché ci arrabbiamo quando le cose cambiano ma se non cambiamo ci passano sopra. La nostalgia è solo la paura di dover cambiare e questo ci porta a ricordare solo le cose belle.

Ma in realtà noi siamo creati per cambiare, quando c’è un ostacolo reale e oggettivo bisogna adattarsi. Sarebbe bello poter passare dalla cultura dell’alibi alla cultura dell’adattamento, del trovare la soluzione!

Ogni volta che ci sentiamo “accusati” di un errore si innesca in noi un meccanismo di difesa. Traduciamo la parola ERRORE in INCAPACITÀ e non lo vediamo come parte naturale dell’apprendimento.

Da questo nasce la cultura dell’alibi.

L’alibi è una scusa, un pretesto che diventa un argomento di difesa con il quale una persona mira a provare di non essere responsabile dell’errore. 

La mentalità vincente 

Non si sa bene cosa sia e dove si trovi ma si vede se qualcuno ce l’ha. Secondo Velasco sono n.3 le componenti che creano una mentalità vincente:

  • Le capacità interne, le risorse che ho dentro che generano determinazione. Se so chi sono sono spinto ad agire
  • Fiducia, contro la voglia di rassegnarsi, sia verso di me ma soprattutto verso gli altri. Il gioco di squadra significa rispettare i ruoli e stabilire come cambiarli ( avere un piano B e contare su chi mi sta a fianco). Ma non solo, il gioco di squadra deve convenire a tutti perché conduce alla vittoria e per fare ciò occorre tattica che significa nascondere i propri difetti ed evidenziare quelli dell’avversario.
  • Orgoglio , voglia di vincere:
    • VINCERE contro i nostri limiti personali
    • VINCERE contro le difficoltà quindi imparare ad adattarsi
    • VINCERE contro l’avversario.

Ma questo significa anche sapere perdere quindi accettare che l’altro abbia fatto meglio di noi e non per questo tornare alla tentazione dell’alibi, tornare come prima altrimenti tutto diventa una bugia.

Conclusioni

Poco potrei aggiungere a quanto già detto. A volte siamo attori e a volte siamo spettatori della cultura degli alibi resta il fatto che un alibi non ci porta molto lontano.

Tempo fa sentii un’intervista di Simone Moro, uno dei più grandi alpinisti italiani di questo secolo, e lui disse una cosa che mi colpì moltissimo. L’errore è solo il posticipo del successo. 

Se ci pensiamo bene, l’errore è esattamente questo; apprendere una via migliore per raggiungere i nostri obiettivi.

 

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Buona giornata

 

Discorso di Julio Velasco sulla cultura degli alibi

Sitografia di Simone Moro 

http://www.simonemoro.com/